Seleziona edizione

ENRICO VETTORAZZO

UNIVERSITA' IUAV DI VENEZIA

Sono Enrico Vettorazzo, sono nato nel 1994 vicino a Venezia, ma sono cresciuto a Bassano del Grappa.

Ho frequentato il liceo artistico a Nove (VI), famoso soprattutto per tramandare la tradizione ceramica. Qui ho studiato design industriale e scultura tradizionale con affermati artisti e artigiani, vincendo, nel 2014, il premio come miglior nuovo artista con un opera ispirata a 1984 di George Orwell.

Dopo essermi diplomato ho frequentato l'Università IUAV di Venezia, in Fashion Design.

Dal 2015 ho iniziato a unificare le arti dello spettacolo e la moda lavorando come truccatore, fotografo e assistente per Modeldanzando, sotto la direzione di Chiara Benedetti. Nel 2017 ho svolto uno periodo di intern per Nicolò Ceschi Berrini.

Nel 2018 ho disegnato i costumi per il corpo di ballo dell'Opera di Budapest in occasione del progetto ''Cultural Fusion'' per il coreografo Matteo Zamperin.

Di recente mi sono laureato con lode presentando una tesi sulla mia ultima collezione "Sbuffo Sbrillo", ispirata ai film di Federico Fellini e alle opere di Jean Jenet. La collezione era stata selezionata per Fashion at IUAV 2018.

 

Sbuffo Sbrillo

Jean Genet con il suo Il funambolo mi è stato utile per rintracciare una sorta di trama che ho personalmente tradotto in immagini e suggestioni per creare un’atmosfera sospesa dalla realtà. Ho voluto estrapolare una poetica di sacrificio e istinto cieco dove la dedizione dell'artista circense è celata dall'ironia e dello scintillio del suo personaggio. L’omosessualità in Genet è un’altra tematica fondamentale. L’attributo della mascolinità machista può essere utilizzata per scardinare questo standard di resa misogina e centrale nella costruzione sociale.  L’ispirazione più immediata è arrivata dagli abiti disegnati per i due film dai costumisti Danilo Donati e Piero Gherardi, due approcci completamente differenti l’uno dall’altro. I clown di Donati sono delle figure frizzanti e colorate, egli gioca con le forme esagerando, distorcendo o reinventando capi e dettagli dell’abbigliamento comune: colletti enormi, giacche asimmetriche, pantaloni oversize con bretelle arrangiate vengono realizzati con tessuti dai colori vivaci abbinati a tonalità più spente e cupe.  L’estetica di 8 e mezzo è di stampo più minimalista e razionalista, il costumista Piero Gherardi, non a caso un architetto, si occupò anche delle scenografie del film. La leggerezza e la componente divertente del tema circense sono serviti a ironizzare l’attributo di forza del riferimento stilistico formale.