Memos.

A PROPOSITO DELLA MODA IN QUESTO MILLENNIO

MEMOS. Il progetto, in forma di mostra e di catalogo, vuole innescare una serie di riflessioni sulla moda contemporanea , sulle sue qualità e sui suoi attributi, attivandole da quelle Lezioni Americane di Italo Calvino. Il titolo dato dallo scrittore era Six Memos for the Next Millenium. Così Memos, parola incisiva e ampia, è titolo dell’esposizione.

La lettura di Calvino genera oggi una domanda fondamentale: può la moda, nel suo essere industria culturale, sistema di comunicazione, territorio ricco, ibrido e problematico, essere considerata pratica scientifica e poetica, e quindi naturalmente letteraria? La mostra utilizza le parole di Calvino come dispositivi per riflettere sulle trasformazioni e le permanenze della moda. Memos evoca anche le note dattiloscritte da Diana Vreeland ai tempi della sua direzione di «Vogue America». Appunti, rivolti alla redazione, che trattengono sinteticamente la rapidità immaginifica di Vreeland. Note, che funzionano come mood board fatti di parole.

Memos si propone così di costruire un “discorso sul metodo”, ovvero una riflessione sulla curatela di moda e sulla sua capacità di gestire i diversi prodotti della moda stessa: non solo gli oggetti, ma anche le immagini e le parole. Maria Luisa Frisa riflette sulla pratica del fashion curating e concepisce la mostra coinvolgendo Judith Clark per l’exhibition making e Stefano Tonchi con un progetto visuale.

Discorso sul metodo che vede come interlocutori necessari la scrittrice Chiara Valerio e la regista Roberta Torre, a cui viene chiesto di dare voce ad alcuni dei materiali in mostra. Voci autoriali che descrivono l’oggetto assecondando le rispettive immaginazioni.

La mostra è insieme opera aperta e atteggiamento scientifico e poetico, esercizio “di ricerca e di progettazione, di scoperta e invenzione.” Teatro di questo esercizio è il Museo Poldi Pezzoli: via Manzoni, nel cuore del tessuto urbano di Milano. La casa-museo nasce nella seconda metà dell’ottocento per ospitare la collezione del suo fondatore, Gian Giacomo Poldi Pezzoli. Il museo è stato anche il luogo di una serie di mostre di moda, come 1922-1943: Vent’anni di moda italiana (1980) a cura di Grazietta Butazzi, che hanno guardato alla moda come campo di indagine storica, critica e curatoriale

La selezione degli oggetti: abiti, riviste ed ephemera che fanno parte delle storie della moda, e che contribuiscono ad articolare il percorso espositivo in una sequenza di memos tridimensionali, include tra gli altri abiti di Giorgio Armani, J.W. Anderson per Loewe, Arthur Arbesser, Demna Gvasalia per Balenciaga, Boboutic, Riccardo Tisci per Burberry, Karl Lagerfeld per Chanel, Gabriele Colangelo, Maria Grazia Chiuri per Dior, Marco de Vincenzo, Fendi, Maria Sole Ferragamo, Paul Andrew per Salvatore Ferragamo, Alessandro Michele per Gucci, Maison Martin Margiela, Francesco Risso per Marni, Noir per Moncler Genius, Moschino, MSGM, Fausto Puglisi, Prada, Pier Paolo Piccioli per Valentino, Giambattista Valli, Random Identities, Versace.





LA MOSTRA





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