Intervista ad Andrea Pompilio - Illustrazione di Anna Higgie • Camera Nazionale della Moda Italiana

Intervista ad Andrea Pompilio - Illustrazione di Anna Higgie

Intervista ad Andrea Pompilio - Illustrazione di Anna Higgie

Nato a Pesaro nel 1973 ma cosmopolita per vocazione, Andrea Pompilio è un nome di punta della recente generazione di designer italiani. Forte di collaborazioni decisive con marchi del calibro di Alessandro Dell'Acqua, Prada, Bally e Calvin Klein, è del 2010 il debutto con l'omonima linea maschile. Segni particolari: la rilettura dei classici con piglio frizzante e iconoclasta, per un mix che dal sartoriale approda a un nuovo concetto di sportività cittadina.  

Che cosa significa essere designer oggi?

Credo che essere designer oggi non sia molto diverso da ciò che significava esserlo anche nel passato. Sicuramente i tempi sono cambiati molto, ma l’obiettivo rimane quello di esprimere al massimo la propria creatività, di fornire delle interpretazioni delle tendenze a cui ispirarsi ed aspirare.

Sartorialità e costruzione meticolosa non impediscono alle tue collezioni di suggerire una giocosa libertà dai codici. Cosa rende moderno il classico?


Sperimentare ed osare, negli abbinamenti dei tessuti, a volte inaspettati, o nell’applicazione di stampe, che sono un po’ la mia signature, su capi dalle forme classiche e sartoriali. La costruzione è tutto, perché il capospalla, la giacca o qualsiasi altro capo devono essere portabili e confortevoli, ma grazie ai materiali e alle lavorazioni che posso sperimentare anche l’abito doppiopetto è interpretato in un modo totalmente nuovo e contemporaneo.

Ti capita mai di disegnare per te stesso o piuttosto hai in mente un'ideale figura di riferimento del tuo stile?


La mia figura di riferimento è un uomo dalla personalità forte, cosmopolita, sicuro di sé e ironico, con un profondo senso dell’ umorismo. Chiaramente mi rispecchio molto in questa figura e vesto praticamente ogni giorno i miei capi.

Il fatto a mano e l'artigianalità sono ancora un valore nel tuo lavoro?

Assolutamente sì. È un know-how che mi accompagna da quando ho intrapreso questo mestiere, che per me è soprattutto una passione, ed è un elemento fondamentale delle mie collezioni. L’artigianalità fa parte del mio DNA ed è un valore inestimabile del nostro Made in Italy.

Cosa vorresti vedere nel futuro della moda, e della moda italiana?

È un momento difficile per i mercati e anche la moda non è immune dai cambiamenti che stanno coinvolgendo i sistemi a livello mondiale, ma la moda deve continuare a far sognare, a suggerire sguardi alternativi sulla realtà, più creativi e innovativi. La moda italiana in primis ha questo ruolo perché è ancora considerata un modello in tutto il mondo. Se saremo in grado di salvaguardare le ricchezze del nostro tessuto artigianale e i tanti talenti – giovani o meno – che ne fanno parte vedo un futuro molto positivo.

CNMI
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