SIMONE SBARBATI - INFORMAZIONE BORDER-LINE
Simone Sbarbati e il suo “Frizzifrizzi” sono spesso indicati come un valido esempio per smentire i pregiudizi, ma anche i giudizi negativi, che spesso si abbattono sul mondo dei blogger e dei blog, specie su quelli che si occupano di moda. La chiave di tutto è la credibilità che questo magazine online, così come viene definito dai più, si è costruito ritagliandosi uno spazio sul web in grado di esprimere un punto di vista originale sulle cose, ma anche consapevole di un precisa funzione di informazione alternativa e personale. Difficile definire Simone Sbarbati e il suo lavoro, meglio allora scoprire il suo pensiero “border-line” e provare a capire di più.
Da “Freshcut Magazine” a “Frizzifrizzi” il tuo lavoro è sempre stato sulla rete, che, come hai scritto su “Grazia.it”, è un liquido di informazioni dentro cui siamo in tanti a remare senza timoniere: come evitare di perdersi?
Affidandosi a qualcuno che, pur non avendo il timone in mano, prova a suggerire la rotta. C'è chi lo fa urlando per farsi sentire in mezzo al frastuono digitale e chi, invece, come gli amici, ti prende da parte e ti dà le dritte su quello che pensa possa interessarti: è quello che proviamo a fare con “Frizzifrizzi”. E come noi tanti magazine online che selezionano attentamente i contenuti e non prendono la scorciatoia del copia/incolla.
Nello stesso articolo hai scritto che "l’italian lifestyle è rimboccarsi le maniche e usare le mani", in tempo di crisi più che mai serve dare concretezza ai propri progetti creativi? È un’opportunità per i giovani?
Credo che negli ultimi tempi il discorso attorno al… discorso, in pratica tutto quello che costituisce la meta-comunicazione di un prodotto, abbia raggiunto un tale livello quantitativo (che è andato ad oscurare quello qualitativo) da far passare in secondo piano la concretezza di un progetto. Lo vedo ad esempio nel mio lavoro: in un anno ricevo migliaia di comunicati e segnalazioni che si sforzano in ogni modo di colpire l'attenzione con lunghi discorsi sul concetto - quando c'è un concetto da comunicare - senza poi quasi accennare all'aspetto pratico del prodotto che mi si vorrebbe "vendere" e che a mia volta dovrò "rivendere" ai lettori. Quando invece c'è poco o niente da dire a livello concettuale allora uffici stampa, designers, creativi di ogni settore impacchettano tutto in un contenitore scintillante - che può essere lo stesso packaging come pure le foto di una campagna, un video-lookbook, un virale, il volto di una celebrity - che si aspettano diventi il Cavallo di Troia per far arrivare il nome di un'azienda sul tuo magazine. Per fortuna stiamo assistendo ad un ritorno del "saper fare", della materia e della funzione che prendono il sopravvento sul lifestyle e su tutto il contorno, buono solo per le pr degli uffici stampa. Vedi ad esempio l'ultimo Pitti. L'unico cruccio è che tale ritorno alla materia, se in alcuni casi è sincero, in molti altri è solo moda. L'ennesima.
Il riquadro disclaimer di “Frizzifrizzi” lo presenta come un blog, ma basta visitarne alcuni per notare le diversità, non a caso è definito come un magazine. Sapresti definire questa differenza visibile eppure non canonica?
In realtà la struttura, in ordine cronologico inverso, è ancora quella del blog, come dopotutto è nata per fare blogging la piattaforma che utilizziamo noi, Wordpress, la stessa della stragrande maggioranza dei siti dinamici di piccole e medie dimensioni che ci sono attualmente. Abbiamo deciso di abbandonare gradualmente la definizione di blog per allontanarci dalle derive che in Italia, per colpa di qualche pessimo esempio e soprattutto della stampa che prima ha montato il fenomeno per poi distruggerlo con cinismo poco più tardi, fare il blogger si porta dietro. Insieme ai nostri amici e colleghi di Bobos.it teniamo anche un corso di "fashion blogging", come dovrebbe essere il fashion blogging, ma abbiamo capito che ci toccherà cambiare nome perché i più, senza prima approfondire, percepiscono tutto il contrario di quello che proviamo ad insegnare, cioè il documentarsi, il saper far ricerca, lo scrivere da un punto di vista originale e personale (ripeto sempre: se sei sincero non dovrai mai avere paura di avere dei concorrenti perché più te di te stesso non potrai mai esserci nessuno). Tornando a “Frizzifrizzi”, con l'introduzione di tante rubriche, approfondimenti, sezioni speciali, e soprattutto con il nuovo layout del sito veniamo ora percepiti principalmente come un magazine online. Ma in quanto a scrittura, almeno per quanto mi riguarda, la dimensione diaristica, intima, rimane.
Voi riservate grande attenzione al mondo del design, tra meno di un mese ci sarà il Salone del Mobile, cosa ti aspetti di vedere?
In realtà, se consideriamo il product design, non è che abbia poi molto spazio su “Frizzifrizzi”. Il design inteso in senso largo, come cultura del progetto, invece, è la nostra priorità. Il Salone del Mobile è una splendida occasione per vedere e vivere la dimensione progettuale in tutte le sue forme, con una città, Milano, che si apre totalmente al pubblico e da zona a zona punta l'attenzione su ogni possibile intersezione tra il Design con la D maiuscola ed ogni altra pratica creativa. Quello che mi aspetto da questo salone, riallacciandomi al discorso di prima, è una maggiore attenzione verso la materia e la funzione, come pure una valorizzazione dell'artigianalità e, nel caso di prodotti industriali, i riflettori puntati sulla possibilità di personalizzazione, anche estrema, da parte del cliente.
Ti sei definito come un ex aspirante fotografo, pensi che le community come Flickr o le applicazioni come Instagram abbiano trasformato il mondo della fotografia o possano comunque farlo?
Di sicuro hanno cambiato per sempre il mondo della fotografia, se in maniera positiva o meno dipende da che punto di vista si guarda il fenomeno. Per i professionisti credo in negativo dato che i social networks dedicati alla fotografia hanno aumentato la concorrenza ed offerto ai dilettanti una visibilità che, unita all'abbattimento dei costi delle attrezzature digitali di livello medio, hanno immediatamente trasformato un'enorme bacino di semplici appassionati (che ovviamente si trovano investiti da tutti i benefici del fenomeno) in gente in grado di realizzare shooting per editoriali, lookbooks e materiale visivo da utilizzare non soltanto in rete. Di conseguenza anche per i photoeditor e le aziende - soprattutto quelle emergenti - il poter disporre di un enorme archivio come Flickr dove andare a scovare nuovi talenti è certamente positivo, seppure non mancano fenomeni di vero e proprio sfruttamento da parte delle grandi aziende che piuttosto che pagare giusti compensi ad artisti e pubblicitari utilizzano in malafede formule come i contests creativi per ritrovarsi tra le mani tantissimo materiale a costo zero, o quasi, per le campagne pubblicitarie. Inoltre l'equità e la neutralità di piattaforme come Flickr, Behance o 500px rischia di sfavorire i veri talenti se dall'altra parte dello schermo c'è un occhio poco allenato e privo della "bussola estetica" necessaria per orientarsi in mezzo ad un'offerta quasi infinita. Per quanto riguarda Instagram, è indubbiamente una delle applicazioni social che insieme a Pinterest sta avendo la crescita maggiore negli ultimi tempi, anche perché offre la possibilità a tutti di fare "belle foto" in qualsiasi condizione e con un mezzo povero come la fotocamera di uno smart phone. Da parte mia, quando mi trovo a selezionare insieme alle mie socie i giovani talenti da promuovere attraverso “Frizzifrizzi”, non prendo nemmeno in considerazione quelli che hanno un portfolio pieno di foto scattate con Instagram o simili, dato che la possibilità di fare foto interessanti "a prescidere" la trovo fuorviante al momento di valutare le reali capacità di un fotografo. Resta il fatto che per un uso diaristico è sicuramente una manna dal cielo, vedi anche il fatto che la foto che ti mando l'ho scattata appunto con Instagram.
Andrea Vigneri